Chi vive, quando vive, non si vede: vive...Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive più: la subisce la trascina. Come una cosa morta, la trascina. Perchè ogni forma è una morte. Pochissimi lo sanno; i più, quasi tutti, lottano, s'affannano per farsi, come dicono uno stato, per raggiungere una forma; raggiuntala, credono d'aver conquistato la loro vita, e cominciano invece a morire. Non lo sanno, perchè, non si vedono; perchè non riescono a staccarsi più da quella forma moribonda che hanno raggiunta; non si conoscono per morti e credono di essere vivi. Solo si conosce chi riesca a veder la forma che si è data o che glia altri gli hanno data, la fortuna, i casi, le condizioni in cui ciascuno è nato. Ma se possiamo vederla, questa forma, è segno che la nostra vita non è più in essa: perchè se fosse, noi non la vedremmo: la vivremmo, questa forma, senza vederla, e morremmo ogni giorno di più in essa, che è già per sè una morte, senza conoscerla. Possiamo dunque vedere e conoscere soltanto ciò che di noi è morto. Conoscersi è morire."
L'argomento era centrale, e mi sono accorto che Faussone lo sapeva. Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell'Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l'hanno percorsa. Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano molto meno di un aumento di paga e rendono di più; però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo vile, come se del lavoro, proprio od altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa, o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero. È malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo.
Buddha : Virgo , perché sei così triste? Cosa può inquietare un bambino di solo 6 anni? Che cosa spegne il tuo sorriso? Virgo : oggi ho assistito alle cerimonie funerali sulle sacre acque del Gange , ho visto pellegrini che venivano da tutto l'India e che facevano un bagno rituale .L'acqua, l'elemento dove nasce la vita accompagna nell'ultimo viaggio coloro che l'hanno lasciata. Spesso mi domando perché il paese in cui sono nato è cosi povero? Perché il destino di chi viene al mondo è segnato dal dolore e dalla sofferenza ? Buddha : Virgo, è questo ciò che ti rattrista? Virgo : si ,perché nascere solo per soffrire? Buddha: non è così dove è il dolore c'è anche il piacere e dove è il piacere è il dolore . Come sboccia radioso il fiore appassisce. Tutto muta, la vita è in perenne cambiamento … ogni causa ha un effetto e ogni inizio condurrà ha una fine .. Virgo : però in attesa della fine inevitabile , l'uomo vive giorno dopo giorno un' esistenza colma di dolore e se anche amore e gioia alleviano la sofferenza la vita come ha avuto inizio deve terminare, ponendo fine a tutto quanto . Perché nasciamo allora ?? E' questa la domanda che non mi da pace!! Perché la vita comincia se prima o poi è destinata a concludersi? Buddha : dimentichi una cosa fondamentale Virgo... Virgo: Che cosa ? Buddha : la morte non è la fine di tutto è SOLO UNA TRASFORMAZIONE !!!
"L'amore? L'amore è una parola strana. Vola troppo. Andrebbe sostituita. Non sarebbe meglio chiamarla..la cosa? Potrebbe diventare più concreto. All'inizio io a lei l'amavo. Voglio dire che ho avuto quegli attimi intensissimi, che al momento sembra ti lascino dei segni profondi, importanti. Ma 'La cosa' non è questo. O meglio, non è solo questo. 'La cosa' è trasformazione, percorso, crescita insieme... È un patto di sangue stipulato tra due persone e forse, prima ancora, dal destino. La cosa è l'amore .... no, è un altra qualità dell'amore , una qualità che non rimpiange gli attimi perchè diventa la vita.Non so se avrò la fortuna di riuscire mai a farlo, questo patto .. Cento volte ho provato a cambiare. A ricominciare da capo. A reincarnarmi. Ma mi sono sempre reincarnato... senza di me. Ecco, senza aver avuto una realtà , io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi. Ci sarà senz'altro il modo di fare... 'La cosa'! Altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini... degli involucri... mai delle persone. Magari dei personaggi... personaggi simpatici, affascinanti anche... mai persone. Ma se è così... l'amore non sarà mai... 'materia', 'terra'. 'cosa'... sarà sempre qualcosa che vola... una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa... e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.